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Le origini del Café-Chantant si perdono nella notte dei tempi, poiché fatti, misfatti e tradizioni provengono da una serie di aneddoti e notizie che danno la giusta misura della storia, a volte misteriosa e leggendaria, che avvolge questa parte dello spettacolo. Il termine "caffè" si udì per la prima volta a Marsiglia nel 1650, per indicare una bevanda importata dall'Oriente e che ben presto entrò in uso nelle abitudini dell'alta società. Non passò molto tempo che a qualcuno venne l'idea di sfruttare commercialmente il successo del caffé, e così l'armeno Pascal, nel suo ristorante a Foire Saint-Germain, offriì alla fine del pasto la degustazione della nuova bevanda. Il successo di questa iniziativa fu tale che ne seguirono molte altre in Francia, ma soprattutto a Parigi, ed è qui, in Rue des Fossés Saint-Germain, che il signor Procope aprì il primo "bar" d'Europa. La sua trasformazione in Café Chantant prima e Caffè Concerto poi, fu un caso. Infatti, nel 1729, a Parigi nacque la prima Società Letteraria, con la finalità di sviluppare la canzone come espressione culturale e il detsino volle che la sede scelta fosse un Caffè, il "Caveau", situato vicino a Palazzo reale. Nel 1806 il nome venne modificato in "Le Caveau Moderne", ed il locale fu ampliato per poter così ospitare un maggior numero di spettacoli e attravzioni, sempre accompagnati dalla degustazione dell'ottima bevanda. Ed ecco che, in uno stesso luogo, venivano riuniti militari, impiegati, nobili, banchieri, ecc, tutti convenuti allo scopo di distrarsi e di ascoltare, ma soprattutto di vedere, la "sciantosa", sempre disponibile al sorriso ed alla strizzatina d'occhio. Così, Parigi diventò il centro europeo della "belle-époque", ma i locali adibiti a Caffè-Concerto diventarono numerosissimi anche in altre nazioni come Austria, Germania, Inghilterra, Spagna e Russia. In realtà i gestori dei Caffè usavano le attrazioni musicali solo come "specchietto per le allodole", cioè per gli avventori, che gustavano bevande e gustosi cibi speciali in grande quantità. Infatti, la poca attenzione per la scenografia era evidente: l'attrezzatura si limitava ad una semplice pedana su cui suonava un'orchestrina (Caffè-Concerto) o accompagnata da una cantante (Café-Chantant). Visto il successo ottenuto e la concorrenza che si facevano i proprietari, ciascuno decise di arricchire lo spettacolo, offrendo al pubblico anche numeri con giocolieri, illusionisti e comici. Questa mutazione del Caffè da "bar" a luogo di spettacolo avvenne nella seconda metà del XIX secolo, in tutta Europa e principalmente a Parigi, dove il Café Chantant raggiunse il suo massimo splendore in locali quali il mitico "Moulin Rouge", "Le Chat Noire", "Les Folies Bergère". Con la Belle Epoque, il Caffè si fa spettacolo: nascono i “Caffè Chantant”. Il primo si inaugura a Parigi nel 1750, vi si avvicendano cantanti e attori, specializzati in un genere ora comico, ora grottesco, satirico e sentimentale. Trionfano le folies, tra tavoli e tazzine si ballano il can can e il tango. Artisti di grande fama, del calibro di Vincent Van Gogh, George Braques, Cezanne e Modigliani, prendono a decorare tali locali. I maggiori caffè-Concerto in Italia, che nulla avevano da invidiare a quelli parigini, furono il Caffè "Florio" a Torino, il "Greco" a Roma, il "Caffè della Scienza" a Bologna. Napoli poi aveva il primato: il "Flora", il "Diodato", il "Veneziano", "I Cavalieri" sono soltanto alcuni tra i caffè più frequentati da artisti, letterati e ricchi borghesi. Le figure tipiche rimasero sempre le "sciantose" e i " macchiettisti". Quello della vita della sciantosa è un quadro tutto ombre e luci: "è una creatura giunta dai bassifondi, decisa a crearsi un proprio spazio nel mondo, attraverso lo spettacolo, gettandosi alle spalle tradizioni, luoghi comuni e tabù". Probabilmente, uno dei fattori più importanti che spingevano le ragazze del popolo a questa scelta piena di pericoli e delusioni, era la necessità di sopravvivere a qualunque costo, in un mondo dove la miseria e la disoccupazione erano una piaga inguaribile, specie per le donne. Ma proprio queste donne avevano dentro di loro anche quell'istinto teatrale che le ha rese protagoniste della storia del Café Chantant. I nomi dei personaggi femminili sono numerosissimi, anche se la maggior parte poi spariva nel nulla. Quasi tutte le sciantose italiane usavano nomi francesi allo scopo di nobilitarsi, e imbottiture nei punti giusti per accontentare gli sguardi indiscreti del pubblico. Con il passar del tempo il loro ruolo divenne più prestigioso e professionale, tanto da attrarre uomini di cultura e di spettacolo. Questa trasformazione di ruolo si avvertì anche nel vestire e nel comportamento. Così le signore, divenute anch'esse frequentatrici dei Caffè, imitavano i gesti e l'abbigliamenti di quelle donne che facevano impazzire qualsiasi uomo. Ecco trasformarsi perciò un elemento di spettacolo in un fatto di costume, inserendosi così nella storia della fine dell'Ottocento. Per citare solo alcuni personaggi possiamo ricordare Amalia faraone, Olimpia Davigny, Rosa de Saxe, Ersilia Sampieri, Joly Fleur, Leda del Cigno, Lucy Charmante, anticipatrici del divismo cinematografico primo Novecento e delle celeberrime prime donne, quali:Anna Fougez, Lina Cavalieri, Elvira Donnaruma, Carolina Otero (la bella Otero), Cleo de Merode. Dopo il lungo elenco femminile, ricco di immagini tristi, patetiche, ma anche romantiche e intense, possiamo parlare dei personaggi maschili, che tanta parte hanno avuto nello sviluppo di questa forma di spettacolo. Vista al maschile, la vita del "macchiettista" assomiglia a quella della chanteuse; stessi desideri, sacrifici e lotte. Furono molto amati dal pubblico perchè mettevano in scena le abitudini e i difetti di ognuno, con quell'autoironia e parodia che trascinavano l'uomo a ridere di sè. Nomi quali Petrolini, Fregoli, Viviani sono rimasti nella storia dello spettacolo.
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Il Café Chantant, per molto tempo disprezzato, in realtà è stata importante testimonianza dell'epoca: "Attraverso la letteratura del Café Chantant, si ha la possibilità di ripercorrere le tyappe essenziali di una società che si stava avviando verso un profondo rinnovamento dei costumi e del pensiero". Cristallizzò l'epoca umbertina e la prima guerra mondiale, insieme ai limiti e alle demarcazioni delle classi sociali, che si rispecchiavano nei tipi di Caffè. Anche il linguaggio adottato fu una chiara dimostrazione del pensiero culturale, che si divideva in due diverse interpretazioni: il dialogo intessuto di ironia e doppi sensi che camuffava una sottile verità e il linguaggio poetico che affascinava nobili e banchieri. Un riferimento d'obbligo è il Salone Margherita di Roma e Napoli che, inaugurati tra il 1890 e il 1898 come café-chantant, hanno fuso successivamente in uno, nel varietà, i due spettacoli che non hanno resistito nel tempo: il café concerto e l'avanspettacolo con i balletti delle girls, gli scenari, i vestiti e le canzoni, unitamente alla genialità che le dettero i Petrolini, i Fregoli, i Bambi, i Maldacea, i Pasquariello, i Viviani e le chantauze Anna Fougez, la Bella Otero, la Donnarumma e tante altre ancora. Il Caffè Concerto in Italia, negli anni che vanno dal 1880 all'avvento della Prima Guerra Mondiale. Il racconto ironico della vita di una “sciantosa”, colei che cantando e ballando intratteneva il pubblico elegante del Caffè Concerto assieme a figure come il mimo, il fine dicitore, il ventriloquo. Poi le voci delle più famose interpreti, da Maria Campi a Annita di landa, da Yvonne De Fleuriel a Elvira Donnarumma, ascoltate sui dischi originali degli inizi del `900 con il grammofono a tromba. Una breve carrellata di “ritratti” degli artisti dell'epoca fatti da Rodolfo De Angelis, interprete e storico del Caffè Concerto, poeta futurista, pittore, scrittore e musicista. L'appuntamento con "Memorie di una sciantosa" , di Mario Chiodetti e Silvia Sartorio, è per sabato 13 novembre alle ore 19 nel cortile di Casa Perabò nella libreria "A briglia sciolta" dove si incontrano letture e culture.
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In Italia uno dei primi café chantant fu appunto il Salone Margherita che, ispirandosi ai corrispondenti locali francesi e per darsi un certo tono, ne importò le principali vedettes. La prima stagione del Salone debuttò proprio sotto la "Belle Epoque". Il Salone Margherita naque infatti, come "Café Chantant nel 1898, quando la bella Margherita di Savoia - a cui il nome del Salone alludeva - era ancora regnante. Il luogo prese subito quell' aria - tra parigina e napoletana - in cui si ambientavano allora gli svaghi della borghesia romana. Tra "fiumi di champagne" - la locuzione nacque proprio in quegli anni - baffuti gentiluomini in marsina e tenentini di cavalleria in alta uniforme spesero qui a profusione battimani, gioielli e fiori per le prime di Ninì Tirabusciò. Sulla spinta del successo, il "cafè"nel 1908 fu ristrutturato. Assunse così le forme architettoniche attuali: uno splendido esempio di stile "liberty", tale da meritare ancor oggi al teatro la classificazione di "monumento di interesse nazionale". Si apriva per il Salone Margherita quella gloriosa seconda stagione che sarebbe durata fino agli Anni Trenta. Entrò in questa sala, a suo modo la Storia stessa d'Italia. Qui Gea della Garisenda cantò "Tripoli bel suol d'amore" e Marinetti irruppe con le sue serate futuriste. Qui furoreggiò la Bella Otero. Qui cantarono Donnarumma, Pasquariello, Armando Gil, Gabrè e si esibirono Fregoli, Viviani, Bambi, Maldacea. Qui si affermarono come "stil novo" del teatro leggero i "calembours" ed i "nonsense" di Petrolini, ai quali poi, quaranta anni dopo il Bagaglino si sarebbe richiamato. E in platea, al posto dove siete ora voi, erano seduti allora Gabriele D'Annunzio o Salvatore Di Giacomo. O, chissà, Michele Bianchi in camicia nera a spasimare per Anna Fougez. Poco dopo approdarono comici e primedonne nostrane, bellissime cantanti e ballerine, nuove chanteuses non più d'importazione. Poi si cominciò ad esportare le bellezze locali impostesi all'attenzione di questo teatro: Lina Cavalieri, Amalia Faraone, Anna Fougez e tante altre. Gli artisti non furono da meno. Ettore Petrolini, nato macchiettista e freddurista terribile, era sempre pronto alla battuta improvvisata e spesso dialogata col pubblico nel quale suscitava una frenesia di risate. La composizione più classica frale sue canzoni teatrali resta sempre Gastone. Renato Cantalamessa, il creatore della celebre A risa in cui la sua ilarità si diffondeva prodigiosamente a tutta la platea. Soleva ripetere "mi è sempre piaciuto di stare in allegria, io la malinconia non saccio che robb'é". La parodia e lo scherno dei personaggi pubblici sono stati sempre i suoi temi preferiti. Raffaele Viviani che nelle pittoresche vesti dello scugnizzo compiva sulla scena capriole e lazzi dipingendo mimicamente la monelleria e la dolcezza dei suoi monologhi passando rapidamente dalla macchietta dello spazzino, dell'ubriaco o del cameriere del caffè di notte alle interpretazione dell'acquaiolo: tanto vivi erano i personaggi che si distaccò da tutti gli altri comici contemporanei da lui definiti guappi di cartone. Trilussa, perennemente circondato da belle donne, fu abile a cogliere i tic dei borghesi per tramutarli in sfottò e darli in pasto alla gente della strada. Nicola Maldacea, detto il buffo, fu abile nel creare personaggi dal vero. Gustosissima la macchietta del Superuomo che divertì moltissimo Gabriele D'Annunzio che reagì con grande spirito tanto da pregarlo di replicare il numero. Lanciò la nota canzone Lilì Kangj. Le sue macchiette furono più volte straordinariamente interpretate da Nino Taranto. Gennaro Pasquariello il quale alternò la canzonetta comica a quella sentimentale o drammatica, tanto che i migliori compositori dell'epoca come Bovio, Murolo e Galdieri scrissero delle canzoni appositamente per lui. I"Il Café Chantant, ovvero il Caffe Concerto che continuò a chiamarsi così anche quando dai caffè e dalle sale da thé passò al teatro, si arrichì sempre più di prestigiosi numeri ed artisti, e fù proprio fra questi ultimi che si sviluppò un nuovo genere " LA MACCHIETTA". Non si può parlare di macchietta se non si parla di Maldacea. Celebre attore e canzonettista, ebbe il suo primo successo da cantante nel 1889 al Teatro Partenope e successivamente con le sue macchiette più riuscite al Salone Margherita di Napoli. Creò così come " attore che cantava" e non quale canzonettista, il nuovo genere della macchietta ( buffi " recitativi" con accompagnamento musicale). Ecco come lui stesso parlava delle sue creazioni: "come un disegnatore mi ripromettevo di dare al pubblico un'impressione immediata schizzando il tipo , segnandolo rapidamente, rendendone i tratti salienti. Da ciò l'origine della parola macchietta, che è propria dell'arte figurativa: schizzo frettoloso, che renda con poche pennellate un luogo o una persona in modo da darne un'impressione efficace con la massima spontaneità caricaturale ". Un altro grande esponente della macchietta anche se oggi conosciuto come commediografo e attore di levatura europea fu,Raffaele Viviani, autore di testi e spesso anche delle musiche di non poche canzoni, parte integrante di quasi tutte le sue commedie prima maniera. Viviani le interpretava nei caffè concerto dove si esibì pur come macchiettista, ad esempio nei panni de Lo Scopatore:
Mannaggia 'a mazza 'e scopa e quando maie
Pàtemo me mannaje dint' a scupata!
Jette a du' na perzona altilocata,
e chillo : " Vo nu posto? Ha da scupà "!
(......)
Nun è comm' a muglierema che, 'a casa,
quann ' io ce vaco cu sti bbraccie rotte,
è ccapace, e me dì quase ogni notte:
" Ma comme, sulo ccà nun vuò scupà?".
Ricalcate dalla vita quotidiana popolare, altre macchiette vivianesche ( ad esempio 'O guappo 'nnammurato, 'O mariunciello) erano ispirati a caratteristici venditori ambulanti. Don Raffaele li parodiava brillantemente alla ribalta "le loro cantilene " , affermava, " sono già canzoni ". Altri macchiettisti più importanti dopo Maldacea e Viviani furono Peppino Villani, Gustavo De Marco, Ettore Petrolini, Virgilio Riento, Totò e Nino Taranto.
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