Cava de' Tirreni e Masaniello
Cava. Città antichissima, privilegiata da re e prelati, soprattutto da Ferrante d'Aragona che le diede l'appellativo di “Fedelissima et nobilissima”, era nota in tutto il Regno, e oltre, per la tessitura di preziosi manufatti. I rapporti fra Cava e la capitale erano buoni e ben saldi. Molte famiglie, arricchendosi, si erano qui trasferite e avevano contratto matrimoni con esponenti del patriziato partenopeo, andando anche ad occupare posti di rilievo sia nella politica che nell'economia. I cavesi a Napoli la facevano, per così dire, da padroni, infatti, le botteghe dei “cavajuoli” furono così tante che nacque un vero quartiere nel famoso Vicolo dei cavajuoli, ancora oggi esistente. I cavesi si distinsero anche per la famosa Arte Muraria, ma non va dimenticato, anche, che quei cittadini che qui avevano studiato erano ben inseriti nel settore giuridico e nell'organizzazione militare. E' naturalmente conseguente che allo scoppio della rivolta i cavesi meno abbienti si schierassero dalla parte di Masaniello e che la nobiltà lo facesse spudoratamente, quando questi assurse alle alte cariche dello stato. Quando a Cava si seppe dei fermenti rivoluzionari, i cavesi non esitarono a schierarsi con Masaniello ben 2000 “paesani” (cavesi) si recarono a dar man forte ai rivoltosi. Intanto, all'indomani della rivolta della Capitale, a Cava , anche i nostri concittadini scesero in piazza, dando corso alle proprie rivendicazioni, andando contro i gabellieri e bruciando i documenti dell'appalto della gabella del pesce e quella dei panni. Le ragioni per cui i cavesi si armarono e si mostrarono decisi ad affermare le proprie idee, affondano le radici in diverse problematiche, non ultime l'incidenza del sistema fiscale, la mala amministrazione, la crisi commerciale ed in particolare della seta che era un settore trainante dell'economia, ma che da tempo preoccupava industriali e artigiani. I Cavesi, in effetti, speravano che dalla ascesa di Masaniello e dal cambiamento di “regime” ne traessero vantaggio anche loro. Ma fino a che punto e quanto i cavesi fossero implicati nella rivolta, lo testimoniano innanzitutto la figura di Giulio Genoino della Cava, sicuramente antenato dei marchesi Genoino che ancora oggi vivono nella”casa palazziata” del Borgo Scacciaventi e quella del segretario di Masaniello, il cavese Marco Vitale della Cava.
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